Depurazione: pi

01/06/2018

“La multa decisa dall’UE all’Italia sulla depurazione ha radici lontane, nella mancanza di investimenti negli ultimi 60 anni. Salvo un breve periodo a inizio degli anni ’80 di finanziamenti speciali per il Mezzogiorno – afferma Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia - solo oggi grazie all’esistenza di un’Autorità di regolazione, possiamo dire che si sta migliorando. È questa la causa del gap infrastrutturale che oggi ci porta ad essere nuovamente bacchettati dall’UE. Bisogna mettersi in regola, anche perché pagare per avere impianti adeguati è meglio che continuare a regalare soldi in sanzioni comunitarie”.
La multa dell’UE all’Italia, da 25 milioni di euro forfettari, più 164 mila euro al giorno per ogni semestre di ritardo fino all’adeguamento - riguarda la mancata messa a norma di reti fognarie e sistemi di trattamento delle acque reflue in alcune aree del nostro Paese.
“Gli investimenti sono ripartiti da quando l’Arera ha varato il ‘metodo tariffario’, che consente di calcolare gli effetti economici delle scelte industriali - dice Colarullo - ma siamo ancora molto lontani dal recupero del nostro ritardo. In particolare, le sanzioni UE si concentrano nel meridione, nel quale prevalgono gestioni dirette di Enti Locali anziché di aziende strutturate. E poi bisognerà stare attenti a non passare dalle multe sulla depurazione a quelle sui fanghi”.
Va ricordato, infatti, che c’è una questione aperta su una bozza di decreto relativo ai fanghi di depurazione, ovvero sui fanghi che residuano dalla pulizia delle acque.
“L’Italia deve decidere come si possano smaltire – spiega Colarullo – e in un’ottica di economia circolare si possono usare per produzione di biocarburanti o per l’agricoltura, oppure si può portarli a incenerimento o in discarica. In ogni caso l’iter della bozza di questo decreto è nelle mani dei Ministri dell’ambiente, dell’agricoltura e dello sviluppo economico del prossimo Governo, che dovranno dare indicazioni su cosa fare oggi per evitare di trovarci domani a pagare multe anche per questo”.
Nei fanghi, infatti, si concentrano sostanze utili in agricoltura (nutrienti per il terreno) che dovrebbero altrimenti essere aggiunte per via chimica (fertilizzanti, concimi minerali). L’utilizzo dei fanghi in agricoltura, con il rispetto delle normative nazionali ed europee, consente quindi di ‘chiudere il cerchio’ ovvero di restituire al terreno le sostanze che sono servite per l’alimentazione. I fanghi vengono anche usati nella produzione di compost, un materiale stabile e igienizzato, pronto per l’utilizzo in agricoltura o nel florovivaismo.
“I gestori degli impianti di depurazione - conclude Colarullo -  si augurano che le norme, a tutela degli utenti e dell’ambiente, siano approvate prima possibile. È anche un passaggio culturale importante, pensare in chiave di economia circolare. Occorre applicare all’acqua gli stessi principi che già si applicano ai rifiuti: ridurre gli scarti e riutilizzarli per quanto possibile”.

 

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