Eco-aziende: Italia batte Usa

31/10/2018

Le imprese italiane battono quelle statunitensi nell’impegno nei confronti della sostenibilità ambientale e sociale: se in Italia assistiamo sempre più a un’adesione obbligatoria e volontaria alla presentazione della dichiarazione di carattere non finanziario (Dnf), negli Usa i CdA si rivelano meno sensibili al tema. È quanto emerge dalla “2018 BDO Board Survey”, condotta annualmente da BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza alle imprese.
Secondo la ricerca, somministrata a 140 direttori generali di consigli di amministrazione di società statunitensi quotate, il 74 percento dei leader d’impresa non riconosce l’importanza di informazioni relative alla sostenibilità per la comprensione del business di un’azienda e in supporto agli investitori perché realizzino investimenti informati e prendano adeguate decisioni di voto.
I rispondenti di parere negativo aumentano di ben 28 punti percentuali rispetto allo scorso anno, segnando un brusco ritorno ai valori del 2016 (76 percento).
Una tendenza totalmente opposta rispetto a quella che si osserva in Italia, Paese che si conferma particolarmente sensibile e all’avanguardia circa le tematiche di sostenibilità grazie anche all’accelerazione imposta dalla Direttiva Barnier sul non financial reporting, recepita in Italia con il D.Lgs 254/2016. Sono 205, infatti, le dichiarazioni di carattere non finanziario già depositate a Consob (con un incremento di quasi il 60 percento dovuto all’obbligo di legge). Aumenta la presenza di aziende italiane negli indici di sostenibilità più conosciuti, come ad esempio il Dow Jones Sustainability Index (DJSI) che ha visto 3 nuove società italiane entrare nel paniere 2018 rispetto alle 7 dell’anno precedente.
 “La dichiarazione di carattere non finanziario si configura come uno strumento fondamentale per attrarre investitori istituzionali e asset manager - commenta Carlo Luison, di BDO Italia - per i quali l’individuazione di metriche di misurazione della sostenibilità sta diventando imprescindibile. In virtù delle nuove norme e in linea con un trend che non smette di migliorare da anni, vediamo anche un significativo aumento di comitati endoconsiliari coinvolti nelle valutazioni strategiche in materia di sostenibilità e questioni ESG (environmental, social and governance). Le aziende italiane si dimostrano particolarmente all’avanguardia perché effettivamente dotate di elementi che rispondono sì ad obblighi di legge, ma che, dal punto di vista della sostenibilità, rappresentano un vantaggio competitivo rispetto al resto del mondo. Possiamo comunicarlo meglio e beneficiarne di più; favorendo, allo stesso tempo, buoni esempi di gestione responsabile”.

 

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