Fanghi di depurazione: una risorsa da valorizzare

24/02/2021

All'Italia serve una strategia complessiva di ampio respiro per la gestione dei fanghi di depurazione, da attuarsi attraverso una roadmap al 2030. Per fare questo e' necessario definire un quadro normativo chiaro e stabile che, contemplando le diverse possibilita' di recupero dei fanghi, permetta di ricorrere anche ai fondi messi a disposizione dal noto Recovery Fund.
Il tema e' al centro dello studio "L'industria idrica e le sfide dell'economia circolare. La gestione sostenibile dei fanghi di depurazione", nato dalla collaborazione tra Althesys, Utilitalia, FiseE Assoambiente, Acea, Cap, Hera, MM, Smat e Veolia.

I diversi utilizzi dei fanghi
Questi materiali, purtroppo, sono spesso inviati in discarica invece di procedere al recupero di materia e di energia. I modi con i quali i fanghi possono essere riutilizzati in agricoltura o con la valorizzazione energetica sono diversi. In particolare, l'impiego dei fanghi in agricoltura si e' trovato a fronteggiare a piu' riprese, negli anni, incertezze normative, interventi giurisprudenziali e legislazioni regionali differenti, con forti impatti sulla gestione e i costi per le imprese idriche. Parallelamente, le destinazioni alternative all'agricoltura in Italia sono limitate da vari fattori: pochi impianti Waste to Energy per i fanghi, uso limitato nei cementifici, restrizioni per lo smaltimento in discarica. Tutto questo grava, in ultima istanza, sui cittadini, con maggiori costi e peggior qualita' del servizio e dell'ambiente.

Numeri e statistiche
I fanghi da trattamento acque reflue urbane prodotti in Italia nel 2018 sono stati 3,1 milioni di tonnellate tal quale (Ispra), ma alcune stime arrivano a 3,8 milioni (Utilitalia). La produzione di fanghi e' diversa tra le varie regioni italiane, essendo correlata alla presenza e qualita' della depurazione. Il grado di copertura nazionale del servizio di depurazione e' circa il 90 percento, ma se si considera la capacita' degli impianti con il carico inquinante potenziale generabile nel territorio, la copertura scende al 57 percento. La situazione e' eterogenea sul territorio: nelle regioni dove la depurazione e' piu' efficiente si ha una maggior produzione di fanghi. In testa si trovano Lombardia (14 percento), Emilia-Romagna (12,2 percento), Veneto (12 percento) e Lazio (11,6 percento); in coda Sicilia, Calabria, Valle d'Aosta, Molise e Basilicata.
Il costo di sistema della gestione dei fanghi e' stimabile tra i 400 e i 520 milioni di euro, assumendo un mix delle varie modalita' di gestione e una produzione nazionale tal quale intorno ai 4 milioni di tonnellate a regime.

Strategia al 2030
L'Italia anche in questo campo dispone dunque di una risorsa che non sa valorizzare. Lo studio traccia le linee di una strategia nazionale dell'industria idrica sui fanghi che si articola su piu' direttrici. Innanzitutto, definire un quadro normativo chiaro e stabile per l'utilizzo in agricoltura, che preveda un tavolo di coordinamento istituzionale normativo. La valorizzazione della qualita' dei fanghi, che e' fondamentale per mantenere il loro sbocco verso gli usi agricoli, e una visione integrata idrico-waste-agricoltura, che coinvolga l'intera filiera, sono altri elementi chiave di questa strategia. Inoltre, la creazione di una rete di stakeholder che includa produttori, operatori, utilizzatori e imprese agricole di trasformazione; il ricorso alla termovalorizzazione, con impianti dedicati o destinati anche ad altri rifiuti, gia' molto diffusi in alcuni Paesi europei anche per il potenziale recupero del fosforo.
Serve, nel complesso, un piano impiantistico nazionale che favorisca anche l'adozione di tecnologie innovative, con la sperimentazione e la ricerca di soluzioni avanzate di minimizzazione e di recupero dei fanghi o impianti per la produzione di biometano, e infine, una programmazione regionale all'interno di indirizzi e linee guida definiti a livello nazionale.
Il percorso punta ad andare oltre la gestione delle emergenze periodiche, attraverso una visione condivisa tra tutti gli stakeholder e un adeguato periodo di transizione nel quale gli operatori possano individuare e realizzare, nell'ambito delle indicazioni nazionali e regionali, le soluzioni piu' adatte alla situazione impiantistica e al territorio.

 

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