Il grigio cemento sempre più “verde”

01/12/2017

L’Associazione italiana tecnico economica del cemento (AITEC) ha pubblicato i risultati del 5° Rapporto di sostenibilità relativo al triennio 2014-2016, che rileva i dati, le azioni e i progetti in materia di sostenibilità (economica, ambientale e sociale) delle aziende associate.
Si tratta di un rapporto completo relativo all’“impronta ecologica” dell’industria italiana del cemento, la quale ha deciso che i principi di sostenibilità debbano guidare tutte le attività, le riqualificazioni, le innovazioni e i nuovi brevetti, che hanno l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale dei processi produttivi.
Un impegno che non è mai venuto meno nonostante la crisi economica che inevitabilmente ha colpito anche questo settore.
In tale contesto, sul fronte delle performance ambientali, particolarmente significativa risulta la riduzione delle emissioni specifiche medie (valutate per singola tonnellata di clinker). Tra il 2014 e il 2016 si registra infatti un abbattimento dei principali parametri emissivi: -14,8 percento degli ossidi di azoto, -33,5 percento degli ossidi di zolfo e -25,3 percento delle polveri.
Questi risultati sono stati resi possibili dagli investimenti in nuove tecnologie di riduzione degli impatti, che sono ammontati a oltre 66 milioni di euro negli ultimi tre anni.
Il recupero sia di materia che di energia dai rifiuti è considerata a livello europeo una delle migliori tecniche disponibili (BAT) in tema di sostenibilità. Il lento ma costante aumento dei tassi di sostituzione dei combustibili fossili e delle materie prime naturali testimonia la volontà e la capacità dell’industria italiana del cemento di aderire ai principi europei della circular economy.
Nel triennio considerato, si è registrato un lieve incremento del tasso di utilizzo dei combustibili alternativi, aumentato dal 13,3 percento al 16,5 percento (+3,2 percento), a fronte della rispettiva riduzione del consumo di combustibili fossili non rinnovabili.
Siamo ancora molto lontani dalla media europea e dai livelli di utilizzo degli altri Paesi: le cementerie europee (tedesche, austriache, francesi) realizzano tassi di utilizzo elevati anche grazie a combustibili derivati dai rifiuti provenienti dal nostro Paese, dove tale pratica incontra forti opposizioni a livello locale.
Altro dato di rilievo, che va a beneficio della tutela del territorio, è la progressiva sostituzione delle materie prime naturali con materiali derivanti da scarti di altri processi industriali. Nel 2016, questo tasso di sostituzione ha raggiunto il 6,7 percento, valore in linea con agli altri paesi europei. L’obiettivo è quello di ridurre il più possibile l’impatto delle attività estrattive, preservare la biodiversità e razionalizzare il consumo di risorse naturali con un uso efficiente delle risorse.

 

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