La doggy bag avanza

06/11/2019

Un anno fa e' stata avviata la sperimentazione italiana della 'doggy bag', il contenitore che permette di portare a casa il cibo e le bevande ordinate ma non consumate all'interno dei ristoranti.
La novita' e' arrivata in 875 ristoranti e 22 citta': 35.000 contenitori sono stati distribuiti ad Aosta, Torino, Genova, Varese, Bergamo, Mantova, Vicenza, Pordenone, Ferrara, Firenze, Grosseto, Ancona, Ascoli Piceno, Chieti, Roma, Rieti, Foggia, Catania, Palermo, Ragusa, Cagliari e Sassari.
Questo e' stato il primo passo dell'iniziativa per combattere lo spreco di cibo promossa dalla Fipe (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) in collaborazione con Comieco, che ha presentato i risultati del primo anno di sperimentazione.
L'obiettivo primario e' stato quello di coinvolgere i ristoranti nel processo di lotta allo spreco alimentare, e l'obiettivo è stato pienamente centrato, se si considera la sensibilita' sul tema mostrata dai ristoratori.
Nel 2019, infatti, su 3168 ristoranti recensiti, ben 2365 presentano il logo doggy bag, il che rappresenta un sensibile aumento del 10 percento rispetto all'anno precedente.
Il 51 percento dei ristoratori ha ricevuto i contenitori da almeno sei mesi, mentre un altro 40 percento li ha acquistati tra i 3 e i 6 mesi fa.
Dall'analisi dei risultati emerge che, tra i clienti che hanno deciso di portare a casa le pietanze non consumate, 3 su 4 hanno chiesto di poter utilizzare il doggy bag per il cibo; solo il 16 percento, invece, ha chiesto di portare con se' la bottiglia di vino avanzato.
Anche la sensibilita' dei clienti e' in aumento sotto questo aspetto, anche se attualmente nella maggioranza dei casi sono i camerieri di sala o i titolari dei locali a informare i clienti dell'opportunita' di portare via gli avanzi.
L'80 percento dei ristoratori ritiene che questa novita' abbia un impatto positivo per la propria attivita' a livello di immagine agli occhi degli avventori; 3 ristoratori su 4, sono convinti che grazie a questo strumento sara' possibile assestare un duro colpo allo spreco di cibo.

 

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