L’azione ambientale delle aziende

05/12/2017

CDP ha condotto una grande review pan-europea che indaga le strategie dei diversi paesi volte al cambiamento climatico, sicurezza dell’acqua e deforestazione. La principale evidenza è che molte delle aziende leader europee hanno inserito obiettivi ambiziosi di basse emissioni nei piani di lungo periodo, calcoli effettuati su base scientifica, con l’81percento dei grandi business a dettare le regole. Ma ciò che emerge con maggior interesse è il divario fra le aziende leader e il resto delle aziende la cui consapevolezza ambientale, trasparenza e azione rimangono indietro.
Altro elemento chiave che è emerso dal rapporto è che
In vista degli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi, molte aziende stanno intensificando la propria risposta ai cambiamenti climatici e si preparano a guidare l'innovazione attraverso lo sviluppo di nuovi strumenti per il cambiamento.
La netta maggioranza delle aziende sta mappando il proprio futuro a basse emission, l’81percento dei rispondenti ha stabilito degli obiettivi per il 2017, mentre il 66percento per il 2020. Il 23percento di questi target sono di lungo periodo e proiettati sul 2035, ma solo l’8percento va oltre il 2036, obiettivi cruciali per evitare il blocco degli attuali investimenti in infrastrutture e attività ad alto contenuto di CO2.
Il 24percento delle aziende oggi adotta politiche di pricing interno della CO2, e un ulteriore 14percento ha in programma di farlo nei prossimi 2 anni.
Leader e anticipatrici dei futuri trend sono le aziende (4,5percento) che si sono impegnate a fissare dei target su base scientifica attraverso Science Based Targets initiative a cui sia aggiunge un ulteriore 11percento che ufficialmente si sono impegnate in questa direzione nei prossimi due anni.
Il 37percento delle aziende interpellate è dotata di prodotti a basse emissioni di CO2 come veicoli elettrici o edifici a impatto zero, mentre il 70percento favorisce la riduzione di emissioni attraverso la propria offerta di beni e servizi.
Il 29percento del panel è alimentato da energie rinnovabili o prevede di farlo, con aziende leader come  Ikea o Nestlé che si sono impegnate ad approvvigionarsi totalmente da energie rinnovabili entro il 2030 come parte del progetto RE100.
Le azioni sul capitale ambientale sono guidate dai CdA: l’88percento dei rispondenti si è dotata di manager dedicati alla gestione del cambiamento climatico, con il 75percento che ha introdotto incentivi finanziari per raggiungere gli obiettivi. Il 77percento discute a livello di board la gestione delle risorse idriche e l’81percento problematiche collegate alla deforestazione (contro il 64percento a livello globale).
La divulgazione degli impatti e dei rischi ambientali è il primo passo fondamentale e deve essere completato. Il 68percento dei rispondenti verifica in modo indipendente almeno il 70percento delle proprie emissioni dirette, contro il 49percento nel 2016 a livello mondiale. Tuttavia, solo il 42percento verifica le proprie emissioni indirette allo stesso livello e il monitoraggio delle emissioni lungo tutta la catena del valore rappresenta una sfida per la maggior parte delle aziende.
Crescita significativa delle aziende che intervengono sulla sicurezza idrica. Quest’anno, 106 aziende europee hanno segnalato i propri passi avanti, rispetto agli 86 del 2016, con un salto da 6 a 24 aziende ad essere entrate nella Water A List. L’81percento delle aziende coinvolte ha inserito la gestione delle risorse idriche nella propria strategia aziendale e il 61percento ha fissato obiettivi correlati. Tuttavia, solo il 49percento si è impegnata con i propri fornitori e il 53percento non ha ancora risposto.

 

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