Le bioindustrie europee crescono

07/12/2017

Una crescita dell’11 percento nel 2016 e 5 miliardi di euro di investimenti previsti da parte dell’industria, oltre a diverse centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, la maggior parte dei quali nelle zone rurali: sono pochi i settori che possono eguagliare l’ascesa delle bioindustrie europee. Eppure, malgrado i risultati superiori alle aspettative, le bioindustrie europee hanno un grande potenziale ancora inespresso.
È questo il motivo per cui la Bio-based Industries Joint Undertaking (BBI JU) ha riunito responsabili politici, ricercatori, leader dell’industria e PMI, nonché produttori del settore primario per esaminare ciò che è stato realizzato finora e presentare il valore aggiunto apportato dall’Unione Europea, ma anche per guardare avanti, individuare le sfide ancora da affrontare e fare programmi per il futuro.
La BBI JU è stata costituita nel 2014, nel quadro della Strategia europea per la bioeconomia e di Horizon 2020, sotto forma di partenariato pubblico-privato con un finanziamento di 3,7 miliardi di euro, con l’obiettivo di creare un settore bioindustriale competitivo e sostenibile in Europa. L’UE si è impegnata a investire in quest’impresa comune 975 milioni di euro in sette bandi dal 2014 al 2020, mentre l’industria contribuisce per i rimanenti 2,7 miliardi di euro. Giunti nel 2017 a metà del programma, una valutazione indipendente condotta dalla Commissione europea lo conferma: la BBI JU è sulla strada giusta, non solo perché soddisfa gli indicatori predefiniti, ma anche perché raggiunge alti livelli di efficacia, attuazione e trasparenza. I progetti finanziati da BBI JU registrano un impressionante tasso di partecipazione delle PMI, pari al 36 percento, e un tasso di soddisfazione del 97 percento dei coordinatori partecipanti. Ciò è confermato dagli ultimi dati delle bioindustrie europee: non solo è stato già superato l’obiettivo della BBI JU di rendere operative cinque bioraffinerie entro il 2020, ma in aggiunta il settore ha registrato una crescita a due cufre e l’investimento previsto dai membri del consorzio di bioindustrie è aumentato di 3 miliardi di euro dal 2014.
“Si tratta di un’evoluzione notevole - commenta Philippe Mengal, direttore esecutivo della BBI JU - ulteriormente attestato dal fatto che attualmente osserviamo un crescente interesse da parte di banche e di investitori privati, anche provenienti dall’esterno dell’UE. In particolare questo dimostra che, grazie ai 65 progetti finanziati in 30 paesi, la BBI JU crea per le organizzazioni pubbliche e private opportunità uniche di cooperazione, sviluppo della conoscenza e creazione di collegamenti intersettoriali per trovare nuove modalità di valorizzazione del potenziale della biomassa in Europa. Le cifre mostrano infatti come la BBI JU sia riuscita a organizzare, strutturare e modellare nuove catene del valore, riducendo il rischio degli investimenti privati e raggiungendo la massa critica necessaria per creare valore per l’Europa e per i suoi cittadini”.
Guardando al futuro, l’obiettivo della BBI JU è proseguire la propria attività di strutturazione del settore, creando nuovi mercati per i bioprodotti e consentendo lo sviluppo di una bioeconomia europea sostenibile e circolare per sua stessa natura. La sfida ora è svilupparsi per mantenere la continuità e la stabilità, condizioni fondamentali se si vuole annullare del tutto il rischio degli investimenti. Anche l’autosufficienza dell’approvvigionamento di biomassa è un fattore essenziale.  Un cambiamento sistemico di questa portata richiederà tempo e la piena integrazione delle infrastrutture; affinché il passaggio alla bioeconomia sia permanente ci sarà bisogno del coinvolgimento e dell’impegno sul più lungo periodo dell’industria, dei responsabili politici, degli intellettuali, nonché dei proprietari di marchi e dei rivenditori. È cruciale conquistare il cuore e la mente dei consumatori attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e il riconoscimento dei vantaggi di una bioeconomia sostenibile. Lo sviluppo del settore bioindustriale garantisce il rispetto di numerosi obiettivi di sviluppo sostenibile senza gravare sulla produzione alimentare e rispettando la biodiversità e l’utilizzo del suolo. Tuttavia, affinché le bioindustrie possano avere un impatto reale e tangibile sulla vita quotidiana delle persone, forse la sfida più grande di tutte è legata ad un cambiamento di coscienza.
“L’impatto potenziale del settore ‘bioindustriale’ è evidente a tutti - spiega Philippe Mengal - la gente ha solo bisogno di conoscerlo. Mi piace sempre fare il confronto con l’età della pietra, finita non perché non c’erano più pietre, ma perché era disponibile qualcosa di meglio. Con le bioindustrie accade esattamente la stessa cosa: la costruzione di una bioindustria migliore per l’Europa e per i suoi cittadini verso l’era post petrolifera”.

 

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