L’eco-riutilizzo di scarti di caffè

18/01/2018

Mai una pausa caffè fu tanto proficua. Mentre tra colleghi sorseggiavano l’espresso ottenuto da una macchinetta, un gruppo di studiosi della facoltà di Scienze e Tecnologia dell’Università di Bolzano ha scherzato sul senso di colpa indotto dalla mole di packaging che, caffè dopo caffè, occorre smaltire. Allora, quasi come sfida, si sono chiesti se, oltre a riciclare l’alluminio o la plastica, fosse possibile recuperare anche la polvere di caffè residua. Esistono già progetti di recycling o di creazione di capsule compostabili, ma ciò a cui nessuno finora aveva pensato era proprio come reimpiegare la polvere esausta di caffè una volta preparato l’espresso.
Ebbene, il team di ricerca del laboratorio si è messo all’opera utilizzando le attrezzature disponibili presso il laboratorio, ossia un impianto che funziona con CO2 supercritica (in uno stato a metà tra gassoso e liquido) e che nell’industria, ad esempio, viene già usato proprio per produrre caffè decaffeinato. Lo stesso processo è sfruttato anche per estrarre oli essenziali, antiossidanti e coloranti, come alternativa “green” rispetto a quei processi di estrazione che utilizzano solventi organici.
“Il processo presenta notevoli vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali - affermano i ricercatori – innanzitutto gli estratti naturali ottenuti sono privi di solventi o residui inquinanti e poi la tecnologia è ecologica in quanto usa solo anidride carbonica come solvente. Questa è atossica, naturale e viene completamente riciclata alla fine del processo. Infine, le temperature usate non superano i 40 °C, quindi si parla di estrazione a freddo, per preservare al meglio i preziosi oli essenziali”.
Gli studiosi hanno quindi svuotato 10 kg di cialde di scarto della macchinetta dell’ufficio e ne hanno travasato il contenuto nel reattore dell’impianto a CO2 supercritica. L’anidride carbonica funziona da solvente e fluisce nella matrice attirando e portando con sé le sostanze affini. Queste, nello stadio finale vengono separate dalla CO2, che ritorna a uno stato gassoso.
Il procedimento di recupero della polvere di caffè esausta potrebbe essere sfruttato su larga scala per ottenere, come in laboratorio, sia antiossidanti che lipidi, sostanze utili per l’industria alimentare per sostituire, ad esempio, l’olio di palma.
“Si tratta di un esperimento importante oltreché innovativo – aggiungono dal laboratortio UniBZ – anche perché l’UE spinge sempre più verso una produzione alimentare sostenibile, rispettosa dell’ambiente e capace di sviluppare nuovi posti di lavoro. L’università ha quindi il dovere di lavorare su questo ambito e offrire alle aziende le informazioni e i dati necessari per aiutarle nello sviluppo di nuovi processi di recupero degli scarti di produzione, nello sviluppo di alimenti e ingredienti più sani e naturali, oltre che nell’impiego di tecnologie più sostenibili. Un esempio valido ed ecologicamente sostenibile, viene proprio dagli scarti del caffè!”.

 

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