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21/03/2018

Le correnti delle acque di marea costiere forniscono una fonte di energia sfruttabile da dispositivi che funzionano in modo simile a delle turbine eoliche sommerse. Ma a causa dell’elevata densità dell’acqua, le pale di questi dispositivi possono essere più piccole e girare più lentamente. Inoltre, le caratteristiche topografiche, come ad esempio le insenature, possono amplificare l’energia prodotta dalle veloci correnti marine creando imbuti e canali attraverso i quali l’acqua è forzata a passare. Nonostante questo potenziale, l’industria ha dovuto affrontare molte sfide e non ha quindi ancora raggiunto un progresso simile a quello di altre fonti rinnovabili, come ad esempio l’eolico e il solare. Il fatto di operare in mare significa che le attrezzature devono essere durevoli e resistenti alla corrosione del sale e vi sono ancora delle preoccupazioni relative alla sicurezza della vita marina. Il progetto europeo FLOTEC (Floating Tidal Energy Commercialisation) è stato creato per sfruttare la potenziale fornitura energetica dell’oceano usando delle turbine a flusso di marea galleggianti, dimostrando come la tecnologia potrebbe ridurre costi e rischi, migliorare l’affidabilità e definire anche allo stesso tempo un quadro commerciale per la sua introduzione nella rete elettrica
europea. 


Un nuovo standard


Fondamentale per il funzionamento di Flotec è la turbina di marea SR2000, ritenuta essere la più grande e la più potente al mondo. Progettata per una durata di 20 anni, essa può essere dislocata in qualsiasi corpo idrico con profondità di almeno 25 m e con il suo flessibile sistema di ancoraggio è adattabile alla maggior parte dei fondali marini. La piattaforma galleggiante sorregge due turbine ad asse orizzontale montate appena al di sotto della superficie del mare, dove il flusso di marea è più forte. Nel mese di aprile di quest’anno, la SR2000 ha raggiunto una potenza di picco a 2 MW capacità nominale. Da allora il team del progetto ha incrementato questo risultato generando oltre 18 MWh durante un periodo di test continuo di 24 ore. Questa prestazione la colloca allo stesso livello raggiunto dalle affermate turbine eoliche offshore.


 Ottimizzare l’estrazione di energia


 Il progetto Flotec ha migliorato la turbina di marea SR2000 con l’iterazione Mark 2 attraverso l’aumento del diametro del rotore da 16 a 20 m, che secondo i ricercatori aumenterà la cattura dell’energia del 50 percento. Nel suo tentativo di arrivare a una produzione flessibile di energia per il carico di base il progetto sfrutta anche innovazioni riguardanti fabbricazione automatica dell’acciaio, accumulo di energia integrato, conversione di potenza centralizzata a media tensione, smorzatori di carico di ormeggio e produzione di pale in
composito. Facilita la manutenzione il fatto che lo scafo della piattaforma contiene la maggior parte dei componenti interni delle turbine al di sopra del livello dell’acqua. Una caratteristica chiave per aiutare nella manutenzione, e ridurre il pescaggio durante il traino, è stato anche l’aver progettato le pale delle turbine in modo che potessero essere ritratte sotto lo scafo. Il programma di test è in fase di esecuzione presso il Centro europeo per l’energia marina (EMEC) nelle Orcadi, Scozia, dove la tecnologia brevettata è stata connessa alla rete delle isole per l’esportazione di energia per fasi. Il progetto sta studiando non solo la potenza e le prestazioni idrodinamiche, ma anche la manutenzione a basso costo e lo sviluppo di una strategia per la gestione dell’imbarcazione.


 Tracciare la strada da seguire


Mark 1 e 2 di SR2000 verranno schierate una di fianco all’altra, a formare uno schieramento galleggiante da 4MW per dimostrare l’estrazione di energia con risorse di marea che variano localmente. Il progetto mira a ridurre il costo livellato dell’energia (LCOE), che calcola l’investimento rispetto alla produzione, nelle risorse energetiche dell’energia mareomotrice galleggiante. La speranza è quella di ridurre il LCOE portandolo dai 250 euro/MWh attualmente stimati a 200 euro/MWh. Per supportare questa industria, lo scorso anno la DG per l’Ambiente dell’UE ha annunciato un piano d’azione, insieme a una proposta per un piano di investimenti da 320 milioni di euro, al fine di soddisfare il 10 percento del fabbisogno energetico dell’UE mediante l’energia di marea e delle onde entro il 2050. Il finanziamento è destinato ad aiutare le aziende a colmare la distanza tra le sperimentazioni e l’ingresso reale nel mercato.

 

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