Capsule del caffè nella raccolta differenziata
In Italia vengono utilizzate ogni anno quasi 3 miliardi di capsule di caffè, ma solo il 6% di queste è compostabile. La maggior parte, infatti, è ancora realizzata in plastica (72%), mentre il 22% è in alluminio, con un impatto ambientale significativo.
A cambiare lo scenario interviene il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), il nuovo regolamento europeo n. 2025/40, entrato in vigore nel febbraio 2025 e destinato a modificare le modalità di gestione degli imballaggi. A partire dal 12 agosto 2026, infatti, le capsule monodose di caffè saranno considerate a tutti gli effetti confezioni e non potranno più essere conferite nel rifiuto indifferenziato.
Dal prossimo periodo estivo, quindi, tutte le capsule, sia usate sia contenenti residui di caffè, dovranno essere avviate al riciclo. La nuova normativa europea avrà ripercussioni sull’intera filiera produttiva e di smaltimento.
Per quanto riguarda le capsule in alluminio, il consorzio Cial ha già avviato in alcune province italiane, come Lecco e Monza Brianza, progetti pilota che prevedono la separazione domestica e il successivo trattamento negli impianti di selezione.
Parallelamente cresce il mercato delle capsule in bioplastica, che oggi rappresentano circa un quinto dei prodotti disponibili. In quest’ambito, iniziative come quelle promosse dal consorzio Biorepack consentono il conferimento delle cialde nella raccolta dell’umido, permettendo il recupero sia dell’involucro sia del caffè residuo.
Restano, invece, più complesse da gestire le capsule in plastica tradizionale, difficili da separare e riciclare. Per affrontare questa criticità, Corepla sta studiando processi specifici per ridurre al minimo gli scarti e migliorare l’efficienza del recupero.
Proprio alla luce delle difficoltà legate alla plastica convenzionale, si fa strada l’ipotesi di includere le capsule di caffè tra i prodotti che, dal 2030, dovranno essere obbligatoriamente realizzati in bioplastica. Il regolamento europeo prevede, infatti, che gli Stati membri individuino una lista di beni immettibili sul mercato solo se composti da materiali ecosostenibili.