Anatomia del sistema energetico
Per un fisico l’energia è la capacità di compiere lavoro; per un chimico è spesso il risultato di una rottura di legami molecolari; per un biologo è il motore della vita. Tuttavia, per il sistema economico, l’energia è stata a lungo considerata una merce il cui prezzo era limitato ai costi diretti di estrazione e trasformazione. Questo approccio ha ignorato le esternalità, ovvero quegli effetti collaterali che non passano per il mercato ma che colpiscono la collettività sotto forma di degrado ambientale e problemi sanitari.
Un recente studio condotto da RSE analizza il “mix elettrico” italiano, ovvero l’insieme delle fonti (gas, sole, vento, acqua, carbone) che alimentano il nostro Paese, con l’obiettivo di quantificare monetariamente questi danni invisibili in un orizzonte che va dal 2022 al 2040.
La metodologia: il rigore della LCA
Gli ingegneri ambientali sanno che non basta guardare cosa esce dal camino di una centrale termoelettrica. Per una valutazione onesta, dobbiamo applicare la Life Cycle Assessment (LCA). Questo significa analizzare tre fasi distinte:
- Upstream (a monte) e qui entrano in gioco geologi e chimici industriali. Dobbiamo considerare l’estrazione del gas naturale o del carbone, le perdite di metano dai gasdotti (un gas serra 28-80 volte più potente della CO₂ su diverse scale temporali) e la produzione di acciaio, silicio e terre rare necessari per le turbine eoliche e i pannelli fotovoltaici.
- Operational (esercizio), ossia la fase di generazione vera e propria, dove avvengono le reazioni di combustione che rilasciano in atmosfera ossidi di azoto (NOx), biossido di zolfo (SO₂) e particolato (PM)
- Downstream (a valle), che include il fine vita degli impianti, il riciclo dei componenti e lo smaltimento dei rifiuti, una sfida cruciale per la biologia del suolo e la tutela delle falde acquifere.
Chimica e tossicologia dell’inquinamento atmosferico
Perché dare un valore monetario alle emissioni? Perché ogni molecola rilasciata ha un percorso biologico.
Il particolato (PM2.5) è rappresentato da particelle microscopiche che superano la barriera alveolare, entrando nel flusso sanguigno e causando patologie cardiovascolari e respiratorie.
Gli ossidi di azoto (NOx) in estate, sotto l’azione dei raggi UV (fotocatalisi), reagiscono con i composti organici volatili producendo ozono troposferico, un potente irritante per le mucose e un veleno per i tessuti vegetali, che riduce la resa delle colture agricole.
I gas Serra (CO₂, CH4, N2O), da un punto di vista fisico, alterano il bilancio radiativo terrestre, intrappolando il calore e innescando il riscaldamento globale.
Lo studio RSE assegna un costo a questi danni: per ogni tonnellata di inquinante, viene calcolato il costo per il sistema sanitario, i giorni di lavoro persi e la riduzione dei servizi ecosistemici.
I risultati del 2022: un’eredità pesante
Nel 2022, il sistema elettrico italiano ha generato esternalità per circa 30,8 miliardi di euro. Analizzando questo dato con “lente d’ingrandimento” tecnica, emerge una distribuzione sorprendente.
Il dominio del clima: oltre il 90% di questo costo è dovuto ai gas serra e ciò significa che, nonostante i grandi passi avanti nell’abbattimento degli inquinanti locali (filtri per polveri e deNOx nelle centrali), la sfida climatica rimane il principale onere economico invisibile.
Il costo specifico: produrre un singolo kWh nel 2022 è costato alla società 0,096 € in danni ambientali. Per fare un paragone, questo valore è spesso paragonabile o superiore al costo industriale di produzione stesso in periodi di stabilità dei prezzi.
La geopolitica dell’inquinamento
Un aspetto fondamentale dello studio è la regionalizzazione. Le emissioni non avvengono solo in Italia. Nel 2022, una parte consistente dei danni era delocalizzata nei paesi esportatori di combustibili fossili.
Ad esempio, l’estrazione e il trasporto del gas dalla Russia e dall’Algeria comportavano elevate emissioni di metano (fughe dai gasdotti) e consumi energetici elevati. Il biologo e il geologo avvertono: stiamo esportando l’impatto ambientale lontano dai nostri occhi, ma poiché i gas serra sono rimescolati globalmente in atmosfera, il danno torna a colpirci sotto forma di eventi climatici estremi.
Verso il 2030 e il 2040: il crollo delle esternalità
Lo scenario descritto da RSE mostra una transizione virtuosa. Entro il 2040, il sistema elettrico italiano subirà una metamorfosi. Decarbonizzazione profonda: grazie all’espansione di eolico e fotovoltaico, le esternalità per kWh crolleranno da 0,096 a 0,031 € (-67,7%).
Efficienza sistemica: nonostante la domanda di elettricità sia destinata ad aumentare del 27% (per alimentare auto elettriche e pompe di calore), il danno totale scenderà a 12,6 miliardi di euro.
Questo è un punto chiave, poiché l’elettrificazione dei consumi non è solo una sostituzione tecnologica, ma una drastica riduzione delle inefficienze termodinamiche e degli impatti chimico-fisici sul territorio.
Nuove sfide
Tuttavia, gli esperti di RSE evidenziano un’ombra nel quadro futuro. Man mano che riduciamo l’uso del gas, l’impatto si sposta dalla fase di “esercizio” (bruciare qualcosa) alla fase di “costruzione” (fabbricare pannelli e turbine). Lo studio rileva che nel 2040 la quota di esternalità legata alla Cina aumenterà.
Il motivo è chimico ed energetico: la produzione di silicio e celle fotovoltaiche in Cina è attualmente sostenuta da un mix elettrico ancora dominato dal carbone. Questo significa che per “pulire” davvero l’energia italiana, dobbiamo lavorare affinché le catene di fornitura globali diventino esse stesse sostenibili, implementando standard ambientali più severi per i materiali importati.
La sostenibilità come necessità economica
L’analisi RSE non è solo un esercizio accademico, ma una tabella di marcia per il futuro. La conclusione deli esperti di RSE è univoca:
- il costo dell’inazione è superiore al costo della transizione. I 30 miliardi di euro annui di danni attuali sono un debito che stiamo contraendo con la nostra salute e con le generazioni future;
- la visione deve essere olistica. Passare dal gas alle rinnovabili sposta il problema dalla chimica delle emissioni alla geologia delle estrazioni e alla gestione dei materiali;
- l’Italia ha un’opportunità unica. Riducendo le esternalità di due terzi entro il 2040, non solo rispetteremo gli accordi sul clima, ma libereremo risorse economiche immense (oggi spese in sanità e ripristini ambientali) che potranno essere reinvestite in innovazione e benessere sociale.
In ultima analisi, l’energia “pulita” non è quella che non emette nulla (poiché ogni attività umana ha un’impronta fisica), ma è quella che minimizza il conflitto tra il progresso tecnologico e l’equilibrio biologico e chimico del nostro pianeta.