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ESG e bandi pubblici: quando la sostenibilità premia le imprese e quando diventa un obbligo

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ESG e bandi pubblici: quando la sostenibilità premia le imprese e quando diventa un obbligo

La sostenibilità è sempre più importante per le imprese, non soltanto per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, ma anche per accedere a finanziamenti, partecipare ai bandi pubblici e mantenere rapporti commerciali con clienti e partner.

Nel 2026, il quadro normativo europeo ha subito importanti cambiamenti, con una revisione degli obblighi di rendicontazione ESG che punta a concentrare gli adempimenti sulle aziende di maggiori dimensioni. Per le piccole e medie imprese (PMI), questo significa meno obblighi formali, ma non necessariamente meno richieste di informazioni ambientali, sociali e di governance.

La sostenibilità, infatti, può rappresentare un vantaggio competitivo, un requisito per ottenere un contributo pubblico oppure una condizione indispensabile per non rischiare la revoca di un’agevolazione.

ESG e rendicontazione: cosa cambia per le imprese

La direttiva europea CSRD, dedicata alla rendicontazione di sostenibilità, è stata modificata nel 2026 per ridurre il numero di imprese soggette all’obbligo.

La nuova direttiva europea (UE) 2026/470 innalza le soglie di applicazione alle imprese che superano contemporaneamente i 1.000 dipendenti e i 450 milioni di euro di ricavi netti. Le nuove disposizioni devono essere recepite nell’ordinamento italiano entro il 19 marzo 2027.

Per le PMI non quotate, il bilancio di sostenibilità non è quindi un obbligo previsto dalla CSRD. Tuttavia, molte aziende continuano a ricevere richieste di dati ESG da tre interlocutori principali:

Grandi clienti e committenti, che devono monitorare la sostenibilità della propria catena di fornitura.
Banche e istituti finanziari, che possono valutare i rischi ambientali e sociali nell’ambito delle procedure di concessione del credito. Enti pubblici, che inseriscono requisiti di sostenibilità, certificazioni e criteri ambientali nei bandi di finanziamento. La sostenibilità rimane dunque un elemento rilevante anche per le imprese che non hanno un obbligo diretto di rendicontazione.

Il VSME: uno strumento pratico per le PMI

Per aiutare le piccole e medie imprese a rispondere alle richieste ESG, l’Unione europea ha introdotto il VSME, uno standard volontario sviluppato da EFRAG e successivamente formalizzato con il regolamento delegato (UE) 2026/1560.

Il VSME permette di raccogliere e comunicare in modo strutturato informazioni sulle prestazioni ambientali, sociali e organizzative dell’impresa, senza dover predisporre un bilancio di sostenibilità complesso.

Tra i dati che possono essere inclusi rientrano:

  • Consumi energetici ed emissioni di gas serra.
  • Produzione e gestione dei rifiuti.
  • Informazioni sul personale, sulla formazione e sulla salute e sicurezza.
  • Politiche aziendali e certificazioni possedute.

Il vantaggio principale è la possibilità di utilizzare le stesse informazioni per rispondere a più richieste, provenienti da banche, clienti e bandi pubblici.

Il VSME è volontario, ma può diventare uno strumento strategico per migliorare l’organizzazione interna e dimostrare in modo credibile l’impegno dell’azienda verso la sostenibilità.

Quando la sostenibilità fa guadagnare punti nei bandi

Nei bandi pubblici, la sostenibilità non si traduce necessariamente in un generico punteggio ESG. Spesso il vantaggio deriva dal possesso di specifiche certificazioni o dall’adozione di determinate politiche aziendali.

Il Codice degli incentivi, in vigore dal 2026, individua diversi elementi premiali che possono tradursi in punteggi aggiuntivi, riserve di risorse o maggiorazioni dell’agevolazione, secondo le modalità previste dalla singola misura.

Tra i principali criteri figurano:

  • Certificazione della parità di genere, utile per valorizzare politiche aziendali inclusive.
  • Rating di legalità, che riconosce determinati requisiti di trasparenza e correttezza dell’impresa.
  • Certificazioni ambientali, che possono attestare sistemi di gestione o caratteristiche ambientali di prodotti e processi.
  • Occupazione giovanile e femminile, attraverso specifici requisiti o incrementi occupazionali.
  • Misure a sostegno della disabilità, della natalità e della conciliazione tra lavoro e cura.

Non tutti questi elementi sono previsti nello stesso modo in ogni bando: è quindi fondamentale verificare il testo dell’avviso e la relativa griglia di valutazione.

Un esempio è rappresentato dalla certificazione della parità di genere secondo la prassi UNI/PdR 125:2022, che può offrire vantaggi sia nelle procedure pubbliche sia, nei casi previsti, attraverso un esonero contributivo.

È importante, però, valutare attentamente i costi e i benefici. Ottenere una certificazione esclusivamente per accumulare pochi punti potrebbe non essere conveniente, mentre il suo valore aumenta quando risponde anche alle richieste dei clienti o migliora il posizionamento dell’impresa sul mercato.

DNSH: quando la sostenibilità è una condizione obbligatoria

Se i criteri premiali possono migliorare le possibilità di ottenere un finanziamento, il principio DNSH svolge una funzione diversa.

DNSH è l’acronimo di Do No Significant Harm, ovvero il principio secondo cui un’attività economica non deve arrecare un danno significativo all’ambiente. È particolarmente rilevante per i progetti finanziati attraverso il PNRR e diversi programmi europei, compresi quelli della politica di coesione.

In questi casi, il rispetto dei requisiti ambientali non garantisce punti aggiuntivi: può essere una condizione necessaria per accedere al contributo e mantenerlo.

A seconda dell’investimento, possono essere richieste verifiche relative a:

  • Efficienza energetica e prestazioni delle apparecchiature.
  • Gestione e recupero dei rifiuti.
  • Conformità dei materiali e delle sostanze utilizzate.
  • Rispetto dei requisiti ambientali applicabili al sito e al progetto.

La documentazione deve essere raccolta durante tutte le fasi dell’investimento, dalle verifiche iniziali agli acquisti, fino alla rendicontazione finale.

Schede tecniche, dichiarazioni dei fornitori e certificati di conformità sono fondamentali per dimostrare il rispetto dei requisiti. La mancanza delle evidenze necessarie può comportare contestazioni e, nei casi previsti, la revoca dell’agevolazione.

Per questo motivo, la sostenibilità deve essere integrata nella progettazione dell’investimento fin dall’inizio, e non affrontata soltanto al momento della richiesta di rimborso.

Quali dati ESG dovrebbe raccogliere una PMI?

Anche in assenza di un obbligo di rendicontazione, ogni impresa può trarre vantaggio dalla creazione di un archivio aggiornato di dati ambientali, sociali e organizzativi.

Le informazioni più utili comprendono:

  • Energia: consumi elettrici e termici, suddivisi per periodo e sede.
  • Emissioni: stime documentate delle emissioni dirette e di quelle associate ai consumi energetici.
  • Rifiuti: quantità prodotte, modalità di gestione e destinazione.
  • Personale: composizione dell’organico, formazione, salute e sicurezza.
  • Certificazioni: attestazioni ambientali, sociali e di conformità possedute dall’impresa.

Questi dati possono essere riutilizzati per compilare questionari bancari, rispondere ai clienti, predisporre una rendicontazione VSME e partecipare ai bandi.

L’obiettivo è evitare di ricominciare ogni volta da zero, riducendo tempi e costi amministrativi e aumentando l’affidabilità delle informazioni fornite.

Intelligenza artificiale e sostenibilità: opportunità e limiti

L’intelligenza artificiale può semplificare alcune attività legate alla raccolta e all’elaborazione dei dati ESG. Può, ad esempio, aiutare a classificare le fatture energetiche, estrarre informazioni dai documenti e organizzare i dati secondo i diversi formati richiesti.

Il suo utilizzo, tuttavia, richiede attenzione: le informazioni ambientali e sociali devono essere verificabili e riconducibili a fonti attendibili.

Un dato stimato senza criteri chiari o non supportato da documentazione può creare problemi durante un controllo, in una pratica bancaria o nella rendicontazione di un contributo pubblico.

L’intelligenza artificiale dovrebbe quindi essere utilizzata per rendere più efficiente il lavoro, non per sostituire le fonti documentali o colmare arbitrariamente le lacune informative.

Come trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo

Per una PMI, affrontare la sostenibilità in modo efficace non significa necessariamente predisporre subito un bilancio completo o ottenere tutte le certificazioni disponibili.

Un percorso pratico può partire da tre azioni:

  • Individuare le richieste prioritarie. Capire se i dati ESG servono per un bando, per ottenere un finanziamento bancario o per mantenere un rapporto commerciale.
  • Organizzare le informazioni. Creare un archivio di dati aggiornati e documentabili, da utilizzare nelle diverse procedure.
  • Valutare le certificazioni strategiche. Scegliere quelle che offrono benefici concreti rispetto ai costi, considerando non solo i punteggi nei bandi, ma anche le opportunità commerciali e operative.

È altrettanto importante verificare attentamente i requisiti di ogni agevolazione, distinguendo tra criteri premiali e condizioni obbligatorie. Dichiarare il possesso di una certificazione non ancora ottenuta o trascurare gli adempimenti ambientali può compromettere l’accesso al finanziamento.

Sostenibilità, da obbligo a opportunità

Nel 2026 la sostenibilità continua a evolversi, tra semplificazione normativa, nuovi strumenti volontari e requisiti sempre più presenti nei finanziamenti pubblici e nelle relazioni commerciali.

Per le PMI, il punto non è produrre documenti complessi senza una finalità precisa, ma raccogliere informazioni affidabili, comprendere le richieste applicabili e investire nelle certificazioni realmente utili.

La differenza sta nel saper distinguere quando la sostenibilità rappresenta un vantaggio competitivo, quando costituisce un requisito indispensabile e quando può diventare un rischio se non viene gestita correttamente.

Un approccio concreto e documentato permette alle imprese di ridurre gli adempimenti ripetitivi, affrontare con maggiore preparazione le opportunità di finanziamento e integrare la sostenibilità nelle proprie strategie di crescita.

La sostenibilità più efficace è quella che si traduce in azioni misurabili, dati verificabili e scelte capaci di generare valore nel tempo.

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